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In tempi di conflitto come quelli che purtroppo stiamo vivendo, immaginare la pace può sembrare un’utopia irraggiungibile. Tuttavia, l’arte e la poesia hanno il potere di trasmettere speranza e di farci riflettere su un futuro migliore.

Nel 1973, durante la guerra dello Yom Kippur, una ragazza israeliana di soli tredici anni, Talil Sorek, scrisse una poesia sulla pace:

Avevo una scatola di colori brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori, alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per la sabbia ardente,
ma avevo l’arancio per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta
e ho dipinto la pace.

La poesia si presenta come un’opera che ci invita a immaginare un mondo libero dalla violenza e dal conflitto. L’autrice, con maestria e sensibilità, dipinge un quadro di pace che contrasta con la realtà di un paese in guerra. La ragazza, ovviamente, non voleva far arrivare il messaggio che non avesse i colori, ma associa ogni colore ad un sentimento descrivendo così l’orrore della guerra e il suo desiderio di pace.

La bellezza della poesia sta nell’identificare immagini di pace con i colori, che, infatti, sono sempre stati usati per esprimere stati d’animo. Ricordate la bandiera della pace? È un ARCOBALENO!

In conclusione, la poesia “Ho dipinto la pace” invita a immaginare un futuro in cui la pace trionfi sulla guerra: attraverso immagini evocative e parole piene di speranza, l’autrice ci ricorda che la pace è possibile se lavoriamo insieme per realizzarla. Che sia un’utopia o una meta da raggiungere, dipende da noi e dalla nostra volontà di immaginare un mondo migliore.

Ethan Bruno, Giorgia Celano, Sofia Pantellaro – 2^A