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“È solo un calice in oro, l’unica cosa che può possedere è il suo valore economico”.

Invece no: solo chi frequenta l’istituto Margherita ne è a conoscenza, ma adesso è giunto il momento di raccontare a tutti questa malinconica storia.

Nel 1950 nacque Marisa Divella e un anno dopo nacque suo fratello Franco. Marisa, una studentessa modello, avrebbe dovuto svolgere gli esami di maturità, ma si ammalò di tumore. Con la sua ostinazione decise di partecipare agli esami di maturità anche se dotata di bombola d’ossigeno. Superato l’esame a pieni voti, decise di iscriversi all’università anche se il suo futuro era già segnato. Franco frequentava l’università ma un giorno, visto che il professore era assente, decise di andare a giocare in un campo di calcio a Palese. Questa decisione si rivelò una delle sue peggiori scelte: purtroppo, un treno lo investì e morì sul colpo l’11 maggio 1971. Intanto, le condizioni fisiche di Marisa erano peggiorate, passava la maggior parte delle sue giornate a letto. I genitori fecero di tutto per non farla venire a conoscenza dell’accaduto, ma lei riuscì comunque a intuirlo. Probabilmente anche per il dolore di questa mancanza morì una decina di giorni dopo.

L’Istituto Margherita intitolò una delle sue aule a Marisa Divella e la madre, volendo ricordare in eterno i propri figli, raccolse tutti i gioielli di famiglia e li fece fondere per realizzare un calice d’oro che è custodito nella cappella dell’Istituto. Inoltre, il plesso di scuola primaria all’interno dell’istituto di riabilitazione “S. Agostino” di Noicattaro è intitolato a Marisa e Franco Divella.

Per una madre, perdere i propri figli è un dolore insopportabile. Immaginiamo che quella donna abbia chiesto al Signore di bere per lei quel calice amaro. Con il calice di celebra la vita, il sangue di Cristo: quale dono migliore?…

Nicole Bellini, Ethan Bruno, Giorgia Celano, Luigi Giaquinto, Antonio Speziale; disegno di Emma Traversa e Sofia Pantellaro – 2^A, Secondaria di I grado