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“Chiudete gli occhi: come ve lo immaginate un missionario? Un missionario non è un supereroe, ma una persona normale che ha delle capacità, come essere gentile o semplice.”

Con queste parole suor Erminia (della congregazione delle suore di Maria bambina) ha iniziato il racconto della sua esperienza a Chirundu, città dello Zambia, in Africa: suor Erminia è una missionaria che ha passato 13 anni della sua vita prestando servizio presso il “Mtendere Mission Hospital”. Prima di partire, Erminia era un oncologa, lavorava all’Istituto Nazionale Tumori di Milano ed era responsabile dell’ambulatorio per la gestione del cancro gastrointestinale, ma sentiva che le mancava ancora qualcosa… i poveri! Così è partita per la missione.

All’inizio non sapeva cosa aspettarsi perché in Zambia non aveva amici e non era abituata al cibo, infatti ci ha confessato che più volte le è passata per la mente l’idea di tornare, ma non lo ha fatto perché là avevano bisogno di lei. A Chirundu non c’è elettricità, l’unico posto con l’elettricità è proprio l’ospedale di suor Erminia; i bambini studiano al lume di candela e capita spesso che si ustionino. Il personale dell’ospedale si teneva occupato, tra le altre incombenze, con la nascita dei bambini: ne nascono circa 2000 ogni anno!

“Negli ospedali pubblici in Africa, se sei un bambino, per farti curare e per fare l’intervento i tuoi genitori devono acquistare l’occorrente.”

Da questa frase possiamo dedurre che gli ospedali pubblici in Africa sono molto poveri e perciò curarsi costa tanto. Per questo motivo i missionari hanno fondato diversi ospedali con i fondi ricevuti da Stati, associazioni, ecc. Suor Erminia ha voluto descriverci la situazione di Chirundu: le strade non sono asfaltate, le case sono di fango e sono affiancate da granai di paglia, gli animali domestici e selvatici sono liberi (ci ha raccontato che una volta era in macchina e si è vista attraversare la strada da un leone!). Ma soprattutto ci ha raccontato che una classe di una scuola può arrivare a contare circa 65 bambini e che nelle scuole più povere le lezioni si tengono sotto i baobab, i banchi sono formati da tre mattoni e le sedie da un mattone.

“A volte avevo voglia di tornare a Milano – ci ha detto – ma ora sento la mancanza di tutti i miei amici africani”.

Suor Erminia ha sottolineato le difficoltà dell’Africa, ma ci ha anche detto quanto è stata speciale la sua esperienza missionaria.

Il suo discorso è stato ricco di emozioni. Dei missionari abbiamo potuto capire che sono persone dal cuore buono.

“Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri”.

Questo proverbio africano ci ha molto colpito, perché ci ha fatto capire che solo se si ha la collaborazione, l’aiuto e il sostegno degli altri, si ha la possibilità di andare lontano, cioè di raggiungere obiettivi importanti e di ottenere risultati migliori.

Bisogna veramente ringraziare di cuore suor Erminia e tutti i missionari che dedicano la loro vita a chi ha bisogno, anche a rischio della propria.

L’incontro è stato un’esperienza toccante e allo stesso tempo educativa che deve farci capire quanto diamo per scontato qualcosa che non lo è affatto, quanto quello che abbiamo sia importante.

Di Lucia Mincuzzi, Gianfranco Carone, Claudia Diacono, Giuseppe Dibenedetto, Francesca Ruggiero, Alessandro Lentini – 2^B