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In occasione dell’Ottobre Missionario l’Istituto Margherita ha accolto un uomo carismatico, Padre Mario Albrizio, missionario della Carità (la congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta), che ha incontrato gli studenti e raccontato loro della sua missione/esperienza di vita.

Tutto cominciò in seguito ad un incontro fortuito in spiaggia con un gruppo di bambini di un orfanotrofio gestito dalle suore di madre Teresa. Da allora iniziò a leggere articoli su madre Teresa e così nacque e crebbe in lui la voglia di diventare missionario: “Leggendoli, ho scoperto che poteva diventare un sogno”.

Ha raccontato di due suore straniere che gestivano un ospedale che accoglieva circa 100 pazienti, senza mai perdere il sorriso, e del suo incontro con madre Teresa: dopo una lunga fila, arrivato davanti a quella donna minuta in sedia a rotelle, si impietrì e non riuscì a proferir parola. Madre Teresa gli prese le mani e gli donò due medaglie, benedicendolo: “God bless you”.

Dopo quell’incontro speciale, padre Mario decise di aiutare i poveri e i bisognosi ed iniziò a lavorare con “Medici senza Frontiere”.

La notte della morte di Madre Teresa, Mario ebbe una visione in cui lei diceva: “Don’t waste time”. Quella notte Mario decise di diventare discepolo di madre Teresa e dedicare la sua vita al prossimo.

Alla domanda degli studenti: “Ti piace ciò che fai?” ha risposto che inizialmente aveva scelto di fare l’architetto, ma il suo sogno era quello di diventare un “architetto dei poveri”. Ha aggiunto che la vocazione non è una professione ma una chiamata da Dio.

Ciò che ha colpito maggiormente tutti gli studenti è stato sapere che Padre Mario non possiede un telefono: “Penso che si possa stare benissimo senza cellulare. Le lettere che ricevo dai miei parenti mi fanno capire molte cose”. Tutti i soldi spesi in telefoni cellulari ed abbigliamento alla moda potrebbero essere utilizzati per Paesi poveri che ne hanno bisogno.

Per le missioni padre Mario ha girato il mondo, aiutando molte persone in difficoltà; ha ammesso di aver avuto anche paura in alcune occasioni, come la volta in cui gli puntarono un mitra allo stomaco, o come nel caso della sua prossima missione, nello Yemen: “la mia più grande paura è quella di tradire la mia vocazione … ma anche quella di non tornare”.

Alla fine dell’incontro tutti gli studenti hanno chiesto a Padre Mario come potessero aiutarlo e il missionario ha risposto che un buon inizio potrebbe essere leggere il capitolo 13 della Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi e meditare.

L’incontro con Padre Mario ci ha fatto conoscere la storia di un ragazzo che ha cambiato la sua vita, cambiando anche la nostra.

Giorgia F. Caccavo, Gaia de Simone; disegno di M. Siciliani – Classe 2^B