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Oggi stiamo assistendo alla ripresa del conflitto fra Palestina e Israele dove molte persone stanno morendo.

Per questo l’auspicio sarebbe che siano incoraggiate alcune iniziative di pace come per esempio “Rondine Cittadella della Pace”: è un’organizzazione che si impegna per la riduzione dei conflitti armati nel mondo e la diffusione della propria metodologia per la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto. L’obiettivo è contribuire a un pianeta privo di scontri armati promuovendo la trasformazione creativa del conflitto attraverso l’esperienza di giovani che scoprono nel proprio “nemico” una persona amica.

La strada è quella dell’educazione e della formazione, affinché ogni persona abbia gli strumenti adeguati per gestire i conflitti, a beneficio della sua comunità di origine. A Rondine si arriva per prepararsi, per crescere e poi ritornare a casa, per contribuire allo sviluppo nella propria comunità di origine, quali operatori consapevoli e fattivi di pace e non di guerra.

In questo momento, nella Cittadella della Pace, ci sono tre ragazzi israeliani e tre ragazzi palestinesi che convivono insieme; e insieme a loro ci sono altri trenta ragazzi che vengono da terre con dei conflitti.

Il fondatore, Franco Vaccari, in una intervista ci fa ragionare sul fatto di vivere in un paese con la guerra e cosa si prova quando un palestinese e un israeliano sentono quello che sta succedendo nel proprio Paese, vivendo nel dolore e nella speranza che finisca.

I ragazzi che studiano a Rondine cercano di crearsi un futuro migliore convivendo con altri simili; cercano di non alimentare l’odio e di spezzare la catena della violenza.

Secondo voi, può esistere un mondo con 185 guerre? Noi potremmo mai cambiarlo? Forse no, ma non lasciamoci influenzare dai terroristi che credono che non si possa vivere insieme: è proprio insieme che possiamo cambiarlo, come cerca di fare la straordinaria Cittadella della Pace.

di Andrea Annicchiarico, Vincenzo Berlingerio, Claudia Diacono – 2^B